L'Associazione Consumatori Siciliani si è rivolta agli organi competenti
affinché vengano presi gli opportuni provvedimenti nei confronti
dei comuni siciliani che non hanno istituito il catasto degli incendi, non
escludendo il commissariamento e la rimozione dei sindaci inadempienti.
A distanza di un anno dagli incendi che nell'anno scorso hanno devastato
ettari di macchia mediterranea e che hanno causato la morte di diversi cittadini,
molti comuni nell'approssimarsi della stagione estiva nulla hanno fatto
in tal senso.
L'istituzione del catasto per i terreni incendiati ai sensi della legge
353/2000 (Legge quadro in materia in incendi boschivi) prevede che "le
zone boscate ed i pascoli i cui soprassuoli siano stati percorsi da fuoco
non possono avere una destinazione diversa da quella preesistente all'incendio
per almeno quindici anni". Allo stesso modo vi è il divieto
assoluto di edificazione su queste aree per i successivi dieci anni al verificarsi
dell'incendio. Affinché tale previsione possa essere attuata, la
stessa norma prevede che i Comuni censiscano, attraverso la tenuta di un
apposito catasto, tutti i terreni che sono stati o che vengono incendiati.
È del tutto evidente che se ciò non avviene, con il trascorrere
del tempo, si può verificare che questi suoli cambino di destinazione.
Peraltro, afferma Nicola Calabria "anche la Quinta Sezione Penale della
Corte di Cassazione (Sent. 27799/2003), ha ribadito che i terreni boschivi
colpiti da incendi, non sono edificabili per almeno dieci anni e ciò
anche in caso di mancata attuazione dell'apposito catasto. I Giudici hanno
sottolineato che la Legge 353/2000 è stata voluta dal Legislatore
per prevenire l'attività di piromani spinti alla distruzione dei
boschi, per sfruttare nuovi terreni a fini edilizi. La normativa ha profondamente
modificato il regime dei luoghi adibiti a bosco stabilendo (in caso di incendio)
l'assoluta inedificabilità per dieci anni dei terreni devastati dalle
fiamme. Anche se l'art. 10 comma 2 della stessa legge prevede la ricognizione
dei terreni boschivi già incendiati mediante la costituzione di un
apposito catasto, la mancata attuazione della ricognizione e della stesura
dell'apposito catasto, non può essere confusa con la mancata realizzazione
di una condizione sospensiva dell'efficacia della legge, poiché non
è pensabile, senza contraddire con la lettera ed il fine della nuova
norma, che la sua attuazione, sia affidata alla solerzia di qualche funzionario".
"L'intervento dell'Associazione nasce anche" spiega Nicola Calabria
"per tutelare i numerosi cittadini costretti a subire dei disagi oltre
a rischiare di perdere la propria casa e i sacrifici di una vita, ma anche
per tutelare la salute, un diritto sancito dalla nostra Costituzione e l'incolumità
stessa della persona. I danni derivanti dagli incendi sono enormi e si protrarranno
anche per diversi anni con un impatto disastroso sull'ecosistema. "È
urgente e fondamentale l'istituzione del catasto dei terreni incendiati
anche per scoraggiare" continua Calabria "i piromani o coloro
i quali hanno interesse ad appiccare il fuoco. Non è possibile mandare
in fumo ettari di vegetazione rimanendo impotenti e senza prendere le dovute
misure di precauzione iniziando ad applicare la legge".